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“…Se incomincia a vacillare
anche l’unica parte dell’universo che è immobile e fissa,
quella verso la quale tutte le cose tendono e nella quale
hanno il loro punto d’appoggio, se la terra perde la
stabilità che la caratterizza, come placare le nostre paure?
Che riparo, che via di scampo ci sarà per gli esseri
viventi? Dove ci sarà un rifugio al loro turbamento, se la
paura nasce proprio dal suolo su cui camminano, dalle
profondità della terra? "
Così Seneca, (Questiones naturales , libro VI), esprime
l’angoscia dell’uomo di fronte al sisma.
Abbiamo una testimonianza
eccezionale sul terremoto del 62 che colpì Pompei 17 anni
prima che l’eruzione la seppellisse: un rilievo su marmo,
incastrato nel larario della casa di un banchiere, dove è
raffigurato il collasso del tempio di Giove Capitolino.
Mostra, fermato nel marmo come un fotogramma di un film,
sotto il frontone triangolare, lo scorrimento
dell’architrave.
Questo moto interpiano, che gli americani chiamano drift,
assume un ruolo decisivo nel danneggiamento degli edifici,
perché può portare alla rovina i pilastri e con essi
l’intera struttura. Esso è assolutamente da scongiurare, e
fu a scopo apotropaico che il banchiere lo volle immortalato
nel marmo, nel luogo del culto dei Lares, deputati a
vegliare sulle fortune della casa e della proprietà.

Popoli di tutti i continenti
hanno sperimentato lo sgomento di quei momenti: i vivi
ritrovavano i morti sotto le macerie delle loro case, e
pensavano in che modo sarebbe stato bene ricostruirle.
Le loro intuizioni, le loro
sofferenze, li aiutarono nella ricerca.
A Creta strutture
multicellulari pluriconnesse, dette labirintiche,
contribuirono a frenare quel terribile Minotauro che era il
sisma, mentre tra le pietre i costruttori inserivano tavole
e perni di legno verde, per recuperare un po’ di duttilità,
ad evitare che la fragilità le frantumasse al primo colpo.
Le Piramidi d’Egitto, con il
loro volume massiccio, il baricentro basso, l’assenza di
qualsiasi eccentricità, restavano indifferenti ad ogni
sussulto della crosta terrestre.
Nell’Attica, nel Peloponneso,
nella Magna Grecia, i templi dorici non poggiavano sulla
roccia, perché uomini saggi li fermavano su sottili strati
di sabbia, per ammorbidire i crudeli colpi del drago
nascosto sotto la crosta rocciosa. (La Bibbia non ha sempre
ragione).
Il Partenone poggia su uno
strato di detriti del tempio raso al suolo dai Persiani.
Il cavallo di Troia aveva un
pregio in più, che forse gli achei neppure immaginavano:
quella sua leggera struttura lignea, il suo compatto volume,
le ruote sulle quali poteva fluttuare su un suolo tremante
senza esserne travolto.
Questa idea dello strato
soffice, capace di isolare il fabbricato dal suolo,
ricompare ripetutamente nella storia del costruire: ci fu
chi pensò a strati di velli di lana, chi a letti di talco, e
chi a strati di pallini di piombo.
In Italia, la Commissione
incaricata di suggerire tecniche adeguate per la
ricostruzione di Messina, istituita dal Governo nel 1909,
introdusse il concetto di isolamento alla base, mediante
strati di sabbia. Oggi l’isolamento alla base si diffonde in
tutto il mondo: è considerato il mezzo più efficace di
difesa antisismica.
Sabbia, talco o pallini di piombo sono sostituiti da
dispositivi industriali ad alte prestazioni, nei quali
sottili lamine di gomma si alternano a lamine d’acciaio. Si
dispongono anche sotto edifici esistenti, tagliando uno ad
uno tutti i pilastri, non senza emozione. Napoli può
mostrare un esempio di applicazione che la pone
all’avanguardia in Europa.

Sintesi del seminario
L’isolamento alla base di
strutture portanti attraverso dispositivi in gomma
costituisce un sistema valido e sperimentato per impedire
che i moti vibranti del suolo vengano trasmessi alla
struttura.
La drastica riduzione delle
ampiezze e delle frequenze di vibrazione lascia così immuni
da danni letali gli edifici provati dal sisma, come ormai
dimostrato dai numerosi esempi realizzati dovunque.
Dopo una breve esposizione
della genesi e delle caratteristiche distruttive dei moti
sismici si illustrerà, fase per fase, la pratica
applicazione di tale sistema in un importante edificio
pubblico esistente, nel quale la messa in opera degli
isolatori ha richiesto il taglio alla base di oltre 400
pilastri in cemento armato.
Relatore:
Prof. Ing. Renato Sparacio
Ordinario di Scienza delle
Costruzioni
Università degli Studi di Napoli Federico II
Professore di Storia delle
Tecniche Architettoniche
Università Suor Orsola Benincasa
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